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sabato 7 febbraio 2015

Teatro Kopó, dal 13 al 15 febbraio "COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA" con Lisa Moras e Michele Vargiu. L'intervista doppia di Fattitaliani

Il Teatro Kopó di Roma decide di festeggiare San Valentino con uno degli spettacoli più rappresentati di Dario Fo e Franca Rame. Dal 13 al 15 febbraio, infatti, la Compagnia dei Cardini porta in scena Coppia aperta quasi spalancata, uno spettacolo diretto da Lisa Moras che la vede protagonista sul palco insieme a Michele Vargiu. Fattitaliani li ha intervistati.

Antonia, 38 anni, casalinga, moglie e madre, è ormai all'ennesimo tentativo di suicidio a causa dell'infedeltà del marito. Lui, affascinante intellettuale di sinistra, libertino e abile retorico, propone alla moglie la “coppia aperta” con soluzione ai problemi coniugali. Dopo un iniziale rifiuto Antonia si convince a tentare.Ma cosa succede quando una donna che si stava ormai dando per vinta finisce di fare la moglie e si riscopre femmina? Cosa succede insomma quando la coppia diventa “aperta”... da entrambe le parti? Un atto unico dalla forte comicità e ironia che mette a nudo le dinamiche delle relazioni sentimentali in un contesto grottesco ma mai inverosimile. Un dipinto sempre attuale di incomunicabilità nel quale rancori e rivincite mettono in moto un carosello di eventi dai quali nè uomo nè donna usciranno a testa alta, vittime dei loro stessi desideri.
Più arduo confrontarsi con il testo o con i suoi autori?
Lisa: Con gli autori in realtà non esiste competizione, non può esserci e non ha senso porsela come sfida, la sfida vera quando si decide di mettere in scena un testo; è proprio il testo stesso che deve trasformarsi dall’essere un cartaceo, immobile, bidimensionale ad un’opera in movimento tridimensionale, viva e mutevole. Coppia aperta quasi spalancata è un testo apparentemente semplice che nasconde delle trappole letali e invisibili! Trappole meravigliose per quel che mi riguarda, che mantengono sempre alta la sfida interpretativa, spingono a usare tanta energia, tanto cuore e in un qualche modo aiutano a non entrare in una linea interpretativa di appoggio. Per spiegarmi meglio, i cambi emotivi sono continui e schizofrenici, i personaggi sembrano immersi in un’altalena emozionale che passa nell’arco di poche battute dal folle amore alla pazzia omicida o suicida. Questo caleidoscopio di emozioni è inserito all’interno di una struttura drammaturgica esemplare, speculare, che entra ed esce dalla situazione per diventare narrazione diretta e offre molteplici livelli di lettura. Non è un caso che sia lo spettacolo più rappresentato al mondo fra le opere della coppia Fo-Rame, è potente e complesso pur presentandosi con una veste semplice. La nostra fortuna è stata approcciarci al testo nel 2009 con molta incoscienza, tanta energia e la voglia di omaggiare Dario Fo e Franca Rame. Un salto nel buio. Non avevamo capito la complessità del lavoro, con gli anni sono emerse le difficoltà vere, il testo ci sfidava a mantenere alta l’energia a viverlo sempre in maniera differente. Sembrerà una cosa strana da dire ma è stato proprio il testo a muoverci, indirizzarci e assestarci col tempo. È una sfida ogni volta diversa, come se il testo cambiasse forma replica dopo replica.
Michele: Non posso che concordare con Lisa, un “confronto” con gli autori non è pensabile per il semplice fatto che ormai fanno parte dei “Classici” del nostro teatro; quegli stessi classici con i quali non ci si confronta ma ci si forma, si cresce e si trasmette, con uno sforzo che riassume passione, amore, gioia del fare. La stessa che dopo tanto tempo riusciamo a ritrovare in modo del tutto naturale ogni volta che abbiamo a che fare con questo testo!
Vi viene voglia di giudicare i personaggi che interpretate?
Michele: No, e non ne sarei capace. Una delle cose più belle di questi personaggi, così ben caratterizzati dalla scrittura di Dario Fo e Franca Rame, è proprio la grande ingenuità, naturalezza di fondo anche di fronte alle cose più disdicevoli; è questo che li rende così comici, a loro modo fragili, e terribilmente vicini a noi.
Lisa: No, Antonia e suo marito sono i nostri migliori amici ormai. Non solo li comprendiamo ma li ringraziamo sempre per le loro meschinità, i loro comportamenti così umani. Se non fossero ciò che sono non sarebbero così divertenti. Un interprete non giudica mai il suo personaggio, non dovrebbe quantomeno, ne va della qualità del lavoro. Loro sono quel che sono e a noi sta dargli la dignità che meritano, anche quando sono stronzi, soprattutto quando stronzi, perché è lì che diventano più fragili, più sinceri e scoperti, ed è lì che si crea la vera unione fra personaggio e interprete, nei momenti di umanità svelata che escludono falsità e ipocrisia.
Quanto siete affiatati professionalmente fra voi due, vista l’interazione che si deve avere in scena per una commedia così?
Lisa: La fortuna di lavorare con Michele non è solo quella di lavorare con un professionista di cui ho grande stima ma anche quella di lavorare con un amico. Abbiamo percorso un bel pezzo del nostro iter professionale insieme, dal 2007 al 2011, periodo nel quale abbiamo fondato la Compagnia dei Cardini. Abbiamo affrontato letteralmente ogni soddisfazione e anche ogni sorta di difficoltà professionale restando uniti anche quando i nostri percorsi artistici prendevano altre direzioni. Ci contraddistingue una grande stima reciproca, un forte rispetto per i nostri personali punti di vista che sono spesso divergenti e per questo fortemente complementari. Non credo ci sia partner di scena migliore per me per interpretare questo testo, non vorrei mai interpretarlo con qualcun altro ed è sempre una gioia calcare il palco con Vargiu. Quanto siamo affiatati poi lo scoprirete.
Michele: Conosco Lisa da tanti anni, insieme abbiamo studiato, al Teatro Arsenale di Milano, e costruito una parte importantissima del nostro percorso professionale e umano. Abbiamo condiviso idee, sudore, e tanto teatro. Ed è, anche ora a distanza di anni e dopo varie esperienze nel campo, l’attrice più brava con la quale abbia mai lavorato: vulcanica, imprevedibile, sempre “viva” sulla scena. Recitare con Lisa è divertimento puro, ogni volta.
Col tempo la commedia vi ha fatto riflettere su un aspetto particolare delle coppie?
Michele: Assolutamente sì. È incredibile come la “visione” che avevamo dello spettacolo sia cambiata in relazione con il nostro cambiare non solo di attori, ma soprattutto di esseri umani. Se ad esempio io in un primo momento potevo notare maggiormente le caratteristiche comiche dei personaggi, col tempo mi ritrovo sempre di più a scoprire la loro vena profonda, disperatamente umana, a tratti tragica: sanno entrambi che al di fuori della coppia, al di fuori del loro compagno di vita, per quanto poco entusiasmante, la loro vita è pregna di solitudine; si sentirebbero incompleti, senza. È un eterno giocare a rincorrersi, ed è proprio nello sforzo di quella rincorsa, nel tentativo disperato di riprenderci chi amiamo, che ci rendiamo conto di quanto ancora abbiamo bisogo di lui o di lei.
Lisa: Parlo personalmente, moltissimo. Ogni anno riprendo in mano lo spettacolo e lo riscopro diverso e mi scopro cambiata. I rapporti fra le coppie non sono poi diversi dal rapporto che un interprete ha con personaggio e testo. All’inizio è tutto meraviglioso, c’è tanto da scoprire da indagare e ti getti con entusiasmo, vivi, provi di tutto, poi magari qualcosa non va, ti scontri con le cose che vi rendono diversi, ti arrabbi, sale la frustrazione perché tu e il personaggio proprio non vi capite, poi piano piano mentre cammini verso il personaggio ti accorgi che anche quello cammina verso di te e improvvisamente… da due si diventa uno! Come una coppia di amanti che si fonde. Ed esattamente come per una coppia di amanti, questa fusione dura un istante poi svanisce, il tempo di una replica e si è nuovamente presi dal proprio mondo le proprie cose, e si cambia entrambi. E quando reincontri il personaggio devi nuovamente ascoltarlo, nuovamente capirlo e non solo, devi metterlo in relazione con il partner di scena. Bisogna essere pazienti e saper ascoltare e comunicare se non si vuole dare le cose per scontate e togliere qualità allo spettacolo. Forse come metafora è un po’ azzardata ma ciò che Coppia Aperta mi ha insegnato è che nelle relazioni ci si deve impegnare, perché è facile dare per scontata una persona, come è facile sottovalutare un personaggio e credere che abbia esaurito ciò che ha da dire. E questo spettacolo me l’ha insegnato non solo per il percorso che abbiamo avuto, lo esprime molto bene anche nel suo contenuto. Giovanni Zambito.
© Riproduzione riservata
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Coppia aperta quasi spalancata, portato in scena dalla Compagnia dei Cardini, ha debuttato allʼinterno del Festival del Teatro Indipendente di Pordenone nel 2009 ottenendo da subito ottimi riscontri di pubblico e critica. Da allora è partita una torunèe per diverse stagioni e in varie regioni dʼItalia (dal Friuli, alla Sardegna, passando per la Lombardia) arricchendosi di piacevoli riscontri replica dopo replica e crescendo insieme ai suoi protagonisti. Forte di un adattamento fresco e ricco di ritmo e di una scenografia essenziale che lascia ampio spazio al “gioco” degli attori, “Coppia Aperta Quasi Spalancata” è uno spettacolo divertente e adatto a qualsiasi tipo di pubblico, rappresentabile in ogni tipo di spazio, anche non prettamente teatrale. 

COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA 
di Dario Fo e Franca Rame 
con Lisa Moras E Michele Vargiu 
regia Lisa Moras 
Produzione: Compagnia dei Cardini 

TEATRO KOPÓ 
via Vestricio Spurinna 47/49 
dal 13 al 15 febbraio 2015 ore 21.00 
aperitivo a partire dalle 20.00 
Biglietti Intero 10.00 (aperitivo e spettacolo) 
Per info 06.45.65.00.52 _ botteghino@teatrokopo.it 
Whatsapp 373 8720558 
sabato 14 febbraio speciale san valentino! 
solo per max 30 persone apericena servita al tavolo e spettacolo 20,00€ 
Ufficio stampa Rocchina Ceglia 
cell 3464783266 

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